Nino, in vettura, venendo dalla stazione, vide già in distanza due uomini carichi di candidi fiori, e si domandò vagamente per chi potessero essere.

Poi ripensò il viso di Nunziata, pallido e torturato, come per ultimo l'aveva veduto nel dirle addio. Ora la rivedrebbe sorridere di quel grazioso sorriso, titubante e un po' birichino, che era rimasto un sorrise giovane... (Gli uomini coi fiori avevano voltato l'angolo della strada... Ora anche la vettura di Nino svoltò, ed ecco gli uomini che a passo cadenzato ancora lo precedevano).

Egli era stato un egoista, un vile. Ma espierebbe, farebbe quello che era onesto. Nunziata non rimarrebbe più sola a piangere, non sarebbe più spinta al braciere di carbone come una sartina innamorata...

(Gli uomini coi fasci di fiori erano raggiunti, e camminavano a fianco della vettura. Un momento ancora e questa li lasciava indietro). Ed ora la carrozza si fermò alla porta del palazzo Imparato. Il vetturino scese a tirar giù il bagaglio e un lazzarone in attesa si precipitò e se lo caricò sulla spalla. Mentre Nino pagava il cocchiere, gli uomini coi fiori lo raggiunsero ed egli si volse per vederli passare...

Ma non passarono. Entrarono nel portone del palazzo Imparato e sparirono nell'ombra della scalinata... Il cuore di Nino sobbalzò. Il lazzarone, osservandolo, lesse una tragedia nel suo volto, ed ebbe la soddisfacente persuasione che la mancia sarebbe stata cospicua; il lazzarone sapeva che l'angoscia è generosa quanto la felicità.

Nino, acciecato dallo spavento, si precipitò su per la larga scalinata. Già fermi sul pianerottolo dell'appartamento di Nunziata, gli uomini coi fiori aspettavano.

Teresa aveva aperto la porta e subito scorse dietro le rose, il viso bianco, folle di terrore, di Nino.

— Santa Vergine! Il signorino!

In una istantanea visione le balenò il pensiero dell'illustrissima che discinta, non incipriata, non pettinata, leggeva Matilde Serao con le treccie giacenti sulla tavola di toeletta. La faccia atterrita della serva confermò i terrori di Nino. Livido e barcollante entrò, e abbandonandosi su una seggiola nell'anticamera si coprì il viso colle mani. L'illustrissima, che aveva udito lo strepito, s'affacciò alla porta del salotto: vide, comprese, e richiuse pianamente l'uscio.

Quando, pochi istanti dopo, Nino, precipitoso e convulso, entrò — la stanza era oscura, le imposte chiuse. Nunziata giaceva supina colle guancie pallide, un morbido velo cerulo le cingeva in vaghi drappeggiamenti il capo; ma sotto ai suoi occhi non v'erano grandi ombre azzurre, perchè non c'era stato il tempo di farle...