Avrebbe scritto un libro. Il Libro! Una grande opera seria, con alti intenti; non un volumetto di brevi poesie scapigliate, effimere, che si leggono oggi e si dimenticano domani. E si era prefissa di non pensare ad altro che al Libro; di non vivere che per il Libro. Avrebbe sognato il Libro; passeggiato per il Libro; respirato, mangiato, dormito per il Libro. A Milano, con tanta gente intorno, gente che parlava e la distraeva, era impossibile lavorare; ma qui, nella grande camera tranquilla in cima alla casa... Com'era buona Clarissa, com'era cara di averci pensato! Nancy sentiva di non poterla mai abbastanza ringraziare...
Clarissa approvava col capo e sorrideva; e la carrozza svoltò nel viale di castagni della villa Solitudine. E Nancy, alzando gli occhi, vide, con suo stupore, Aldo scendere i gradini venendo ad incontrarle. Aldo, vestito di flanella bianca con una fascia rossa intorno alla cintura e la lucida testa nera scoperta al sole! Tre o quattro grandi cani gli balzavano intorno latrando.
— Guarda, — disse Clarissa, additandolo a Nancy. — Non ti rammenta Endimione desto al bacio di Diana? Narciso!... Adonais!... Gli Dei hanno riversato su di lui tutta la bellezza del mondo!
Siccome Nancy non rispondeva, Clarissa si volse a guardarla.
— Uh! che faccia scura, ma chérie! E sei tutta impallidita! Perchè? A che cosa pensi?
— Al Libro, — disse Nancy.
E le parve che il Libro fosse una sua creatura, condannata a morire prima di nascere.
— Lo scriverai, mon ange! Aldo non ti disturberà.
E gettate le redini a un piccolo groom rigido, Clarissa raccolse con mossa aggraziata le gonne e scese tra le braccia di Aldo.
Nancy aveva già posto il piede sul predellino, ma Aldo la prese per la vita, e lesto e leggiero la sollevò e la mise in terra. La bocca rossa e ridente del giovane era così vicino alla faccia di Nancy, che essa impallidì un poco.