Nancy sorrise.

— Sai, debbo pensare al mio Libro. E d'altronde, ci tengo poco alla toilette.

— Ah! — disse Clarissa, — ci tieni poco alla toilette? Sta bene. Sta bene. Fa a modo tuo. Se a te piace essere un fagotto di genio e di stracci, e farti prendere in odio da tuo marito prima che siano passati due mesi, fa a modo tuo e cónciati in giacche, blouse e sottane!

Si decisero dunque per Parigi; e in breve le quarantotto cicaleccianti « demoiselles » di Paquin furono intente ad appuntare costellazioni di pagliette, e nuvole di trine sulle seriche vesti vaporose per Nancy — le vesti che dovevano impedire ad Aldo di prenderla in odio fra due mesi.

Secondo il suggerimento di Aldo presero stanza in un alberghetto della rue Lafayette; poichè, diceva lui, non erano poi milionari, e si poteva far miglior uso dei quattrini che di regalarli ai proprietari di Grand Hôtel. Nancy trovò che egli aveva tutte le ragioni, e si meravigliò assai del suo senno.

Davvero che egli sapeva molte cose! Sapeva i prezzi di tutto quello che si mangiava, e piombava dritto come un falco sul più piccolo errore in un conto. E guai al cameriere che distrattamente addizionasse coi franchi anche la data scritta in cima alla nota! Per Nancy era un momento di terrore quello in cui, nei risplendenti restaurants, Aldo toglieva dal piatto il conto accuratamente piegato e lo ispezionava lungamente, incurante del naso amaro e solenne del capo-cameriere, che, ritto dietro a lui, gli guardava giù sarcasticamente sulla ben spazzolata scriminatura. Nancy notava anche che quando entravano in tali luoghi c'era subito un grande accorrere verso di loro, un aprir di porte con ossequiosi inchini, un additar di tavole con larghi gesti di braccio e di tovagliolo. Il cappello di Aldo gli era preso dalle mani con deferente cura, e il mantello di Nancy le veniva tolto e portato via con tenerezza riverente.... Ma quando, pagato il conto, si alzavano per andarsene, pareva che nessuno si ricordasse più della loro esistenza. Aldo doveva andarsi a prendere il cappello da sè, e cercare il mantello di Nancy, e anche aprire da solo le pesanti porte di cristallo, poichè il « chasseur », o non c'era, o guardava via, ridendo e scambiando delle strizzatine d'occhio coi camerieri.

Anche colle vetture accadeva la stessa cosa. Sempre il vetturino che arrivava era tutto sorrisi e cortesia e scappellate; e sempre il vetturino che partiva era tutto muso, e insulto, e monologo ad altissima voce.

— Questa gente crede che perchè siamo in viaggio di nozze dobbiamo essere idioti e pagar tutto il doppio, — disse Aldo. — Cara mia, il denaro è denaro.

Questa frase l'aveva imparata da suo nonno, che teneva un negozio di coralli in via Chiaia a Napoli. La moglie del nonno — una bionda di Piedigrotta, che nella sua radiosa adolescenza aveva posato per molti pittori tedeschi e inglesi — aveva detto: « Sì, ma l'educazione è l'educazione ». E aveva mandato i suoi tre figli in collegio a Modena e a Milano. Il maggiore, che fu poi padre di Carlo e di Aldo, aveva imparato a dire: « Un gentleman è un gentleman ». E per seguire questa massima non volle più avere nulla a che fare coi genitori che tenevano negozio a Napoli. Alla sua morte il primogenito Carlo, appena ventenne, si sentì in dovere di andare alla ricerca dei suoi nonni. Li trovò, placidi e grassi, nella loro bottega. Non avevano bisogno di lui; anzi ne avevano molta soggezione e lo chiamavano « Eccellenza ». Ma i due vecchi s'innamorarono subito del piccolo Aldo che aveva tredici anni ed era inverosimilmente bello. Lo tennero con loro, lo adorarono, lo viziarono, gli diedero la chiave del banco, perchè si divertisse a contare i denari... E ad Aldo piacquero molto i nonni e il loro negozio. E imparò che il denaro è denaro.

Nancy, di fronte a quella frase, ammutolì. Aldo, camminando al suo fianco lungo il boulevard, continuò: