Egli, allora, vedendole i riccioletti umidi sulla fronte bianca, e le fossette nelle guancie, soggiunse:
— E domani che cosa si metterà in capo... quando viene qui?
— Domani? — domandò lei, alzando due occhi ingenui.
— Sì, domani. Verrà, nevvero? — disse egli, ed arrossì un poco, perchè era assai giovane. — A quest'ora, vuole? — E guardò l'orologio. — Alle undici, dunque...
A quelle parole anche Valeria arrossì. Ma d'un rossore avvampante ed improvviso che poi le lasciò subito la faccia lattea di pallore.
— Le undici! Sono le undici? — esclamò con gli occhi larghi ed esterrefatti.
— Sì. Ma che cos'ha? Perchè si agita?
— Mio Dio! Il béby! — fece lei ansante. — Ho dimenticato il béby! — e senz'altro si volse e corse via traverso i prati, con i riccioli al vento, e col cappello inzuppato che le batteva sulla gonna nera.
Giunse a casa trafelata e pallida. Vide la nurse, rigida ed aspettante, sulla terrazza.
— Sono in ritardo, Wilson? — balbettò lei.