Era il sangue di molte generazioni di lazzaroni napoletani — begli animali indolenti, paghi di star sdraiati al sole — incrociato ed alterato dal sangue dell'economico nonno bottegaio che vendeva coralli e vedute del Vesuvio in via Chiaia.

Aldo sentì che era tempo di reagire.

— Insomma, è facile parlare. Ma vuoi dirmi, — e sporse, nel gesto così espressivo e meridionale, le due mani, colla punta delle dita strette insieme, e le scosse davanti a Nancy, — vuoi dirmi un po' cosa devo fare io, povero diavolo? cosa devo fare?

Anne-Marie alzò gli occhi. Guardò sua madre, e le parve che avesse bisogno di essere confortata. Stese la bambola verso di lei:

— Bacia! — disse. Poi guardò suo padre. Forse aveva bisogno anche lui di conforto. — Bacia, — disse, offrendogli la bambola a braccia tese.

Aldo balzò in piedi e cadde in ginocchio davanti a entrambe. Baciò la bambola, e il paltoncino di Anne-Marie, e le ginocchia di Nancy, e poi nascose il volto in grembo alla bambina, singhiozzando. Anne-Marie subito pianse e strillò, e Nancy li baciò tutt'e due, consolandoli.

— Non piangere, tesorino mio! Non piangere, Aldo! Non importa. Vedrai che tutto si accomoda. Aldo, non piangere più! Non posso vederti piangere!

Aldo continuò a singhiozzare dicendo che sarebbe meglio che andasse ad ammazzarsi. E dopo che Nancy lo ebbe perdonato, e consolato, e incoraggiato, alzò il viso smorto, e gli occhi rossi, e disse:

— Allora, vado al Casino?

Nancy impallidì. Era inutile, inutile tutto. Egli non capiva. Era fatto così; e non sapeva che si potesse essere diversi.