Van Osten con lenta mossa sporse una ampia scarpa di vernice:
— E in questo piede, — disse, — che cosa leggete?... Calci? —
Sua moglie diede in una squillante e perlata risatina, e ritirò la sua mano da quella di Aldo.
Anche Aldo rise.
L'unico che parve non trovar molto divertente lo scherzo fu Van Osten stesso.
Qualche giorno più tardi Aldo, nel suo studio, dopo aver copiato quattro colonne di un giornale, si gettò indietro nella sua seggiola e trasse un profondo sospiro. Era irritato e stanco.
Nel calamaio c'era poco inchiostro, e doveva intingere la penna a ogni seconda parola. Si sentiva esasperato e nervoso. La piccola Van Osten gli dava sui nervi. Che cosa significava il suo contegno? Che cosa voleva? Era innamorata di lui... questo era naturale. Nulla di sorprendente in ciò. Ma sorprendente invero era il suo contegno quando erano soli. Non gli parlava affatto e lo guardava con verdi occhi, remoti e agghiacciati, come s'egli fosse un muro o una finestra. Poi s'alzava, e lo lasciava solo.
Dopo quel pranzo in casa Van Osten egli era tornato a casa sua agitato e inquieto. Questa donna, certamente, lo amava! Questa ricchissima donna era pronta a compromettersi per lui. Aldo, cosa doveva fare? Per un istante l'idea di fuggire con lei gli traversò la mente. Questa biondina non era certo bellissima; era però originale, e poi, e poi... era enormemente ricca!
E Aldo ragionava:
— Bisogna pensare a Nancy e alla bambina.