— Che bellissimo giovane! Pare quel... quel dio greco, sapete bene... di quel famoso artista... come si chiama?... in quella tal Galleria... non ricordo dove.

— Già, — disse Van Osten. E continuò a guardare sua moglie.

D'improvviso questa sporse la mano e la mise riversa, col palmo in su, in quella di Aldo. Egli sentiva tremare sulla sua quella manina fredda e leggiera. Le parole di lei erano stupefacenti quanto il suo gesto.

— Ebbene, — disse, — poi che insistete tanto, leggetemi nella mano la ventura!

Aldo non aveva affatto insistito. E non sapeva leggere la ventura. Però si accinse del suo meglio a fare il chiromante. Seguì colla punta dell'indice le piccole linee serpeggianti nel palmo roseo, ed ella rabbrividiva e rideva col mento in fuori e il biondo capo riverso.

Van Osten mosse lentamente attraverso la sala, e venne a loro, poderoso e deliberato, colle mani in tasca.

Aldo sentiva di fare una figura da cretino con quella piccola mano fredda sulla sua. Tuttavia continuò:

— Questa è la linea dell'intelletto...

Van Osten pose, come casualmente, una mano sulla spalla di sua moglie, e ve la tenne. Ella lo guardava di sotto in su; e ancora nei suoi occhi riapparve l'espressione di gatto e anche di sorcio.

— Ecco ciò che leggo in questa mano... — continuò Aldo.