Sì; gli citerebbe del Browning. E dell'Heine. Pingerebbe di sè una fantastica immagine, nella veste chiarazzurra, su cui le orchidee a tinte di pastello viola poserebbero, fuse in una divina dissonanza di colore.... E (nella lettera!) il suo viso piccolo impallidirebbe sotto un grande cappello di velluto nero, e l'ombra delle lunghe piume le velerebbe gli occhi.... Ah sì! ella si servirebbe del suo ingegno letterario per stupire e incantare questo sconosciuto — lo cingerebbe, lo attorciglierebbe di frasi fini e fiammanti....

Nancy sospirò. Si alzò, e andò al tavolino di bambù, storto e zoppicante; ivi, su un piatto rotto, stava il calamaio; e la vecchia penna d'avorio vi giaceva in demoralizzata familiarità con un portapenne rosso di Anne-Marie.

Nancy prese un foglio della povera carta da lettere rigata di cui si serviva quando doveva domandare in prestito una casseruola a Frau Schmidl, o pregare Mrs Johnson di pazientare qualche giorno. E scrisse:

Mio signore,

« I fiori hanno sbagliato. Sono venuti da me, che non ero vestita di celeste.

« La mia veste era bruna ».

Sottolineò l'umile parola inglese « brown », e non mise firma.

Però, rileggendo la lettera di lui, e notando che egli diceva d'essere triste e selvaggio e solitario, aggiunse il suo indirizzo.

Egli rispose.

Scrisse sulla busta: Miss « brown », e l'indirizzo ch'ella gli aveva dato. Riconoscendo la scrittura, ella accettò, arrossendo, la lettera dalle mani del postino.