Un giorno — era un afoso pomeriggio di maggio — Aldo non ritornò a casa. Minna era andata a prendere Anne-Marie a scuola, quando un commissionario suonò alla porta dell'appartamento, e a Nancy, che gli aprì, consegnò una lettera in una grande busta sigillata. Si fece firmare la ricevuta e partì rapido.

La lettera era di Aldo. Diceva che gli era capitata la fortuna della sua vita, una fortuna quale egli non se la sarebbe mai aspettata! Ed egli sentiva di non doverla respingere. No, per amore di Nancy, per amore della sua bambina egli sentiva che era il suo sacrosanto dovere di non indietreggiare davanti a un grave sacrificio. Oh, non pensava a sè! Aveva già da tempo rinunciato alle proprie ambizioni, perduto ogni fede nei propri talenti, ogni speranza nel proprio avvenire. No, questo grave passo lo prendeva per lei e per Anne-Marie. Un giorno ella comprenderebbe il suo sacrificio. Un giorno (e qui una lagrima di Aldo aveva macchiato le parole) ella gli aprirebbe le braccia perdonandolo, ringraziandolo, benedicendolo... Intanto accludeva cinquecento dollari. E che Nancy ne avesse cura perchè cinquecento dollari non sono una parola. Sono duemila cinquecento franchi. E farebbe bene a prendere quell'appartamento disopra che costava meno; e a pagare otto dollari invece di dieci al mese a Minna, che sarebbero ancora fin troppi!... E coraggio! che probabilmente tra pochi mesi tutto sarebbe a posto, e sarebbero tanto felici. E addio, addio! Che i santi la proteggessero! Che il buon Dio guardasse lei e Anne-Marie! Ed oh! pregassero per lui, che era per sempre il loro infelice Aldo.

Nancy sedette rigida e stupefatta con la lettera e i cinque biglietti da cento dollari in mano.

Aldo non sarebbe tornato! Non tornerebbe più. Le aveva lasciate sole, lei e Anne-Marie; sole ad affrontare la vita.

Tutto quel giorno Nancy portò il suo cuore freddo e greve come una roccia nel suo petto delicato.

Quando fu notte andò nella camera di Aldo. Si guardò attorno. Davvero era una meschina e miserabile stanza. Tutto in essa — dalla finestra coi vetri rotti che dava su un muro umido, alla porta sverniciata che non chiudeva; dal tappeto logoro, all'ottomana sudicia e storta; dal caminetto col pezzetto di specchio appoggiato al muro, alla catinella rotta — tutto, tutto era orribile, tutto spingeva a fuggire e a non ritornare più.

E guardandosi attorno in quella camera deserta, Nancy si sentì pungere gli occhi da ardenti lagrime di compassione.

Povero Aldo! Così decorativo, così estetico, così inetto alla lotta per l'esistenza! Dunque non sarebbe tornato più. Dopo tutto, come biasimarlo? Che cosa trovava quando veniva a casa? Queste bruttezze, queste meschinità. Null'altro.

No, null'altro. Non l'amore. L'amore che li avrebbe sollevati e aiutati attraverso le angoscie e le avversità, non era più nel cuore di Nancy.

L'amore che essa aveva avuto per lui, e ch'ella si era compiaciuta di figurarsi come un epico e trionfante arcangelo, forte e armato, non era stato dopo tutto che un piccolo spettro, frale e sensitivo — mezzo bimbo, mezzo fantasma — e ferirlo era ucciderlo. E i Fati si erano divertiti a lapidarlo e a crocifiggerlo, questo amore; l'avevano percosso e calpestato; l'avevano trascinato per squallide vie e per scale sudicie, l'avevano soffocato sotto a mucchi di bruttezze.... Ora che Nancy osava guardarlo in faccia, vide che già da gran tempo era morto.