Ma con ciò ebbe termine l'educazione musicale. Ogni volta che una nota ergeva il tondo capo nero sull'orizzonte di Nancy, ella alzava rapida la mano e si strappava una ciocca di capelli. Poi apriva il pugno e lo mostrava a tutti. Il pianoforte fu chiuso; i libri sull'Armonia, la Teoria e il Contrappunto furono messi via.

Non più la sera al suo lettino la Fräulein le cantava del Beethoven travestito da ninna-nanna. Ma bensì i suoi due vecchi amici, « Bel Popò » e « Menton Fleuri » tornarono al suo capezzale; e l'accompagnarono come di consueto alla buia e lontana Isola del Sonno. Con loro ella s'imbarcava, meno timida, sulla grande nave dei sogni che ogni sera con vele stellate l'aspettava, galleggiante sull'oscurità.

« Bel popò, fa la nanna, fa la nanna, bel popò...
... Menton fleuri, menton fleuri, kikiriki, kikiriki! »

***

Fräulein Müller sedeva nel parco, leggendo. Nancy con una bambola in braccio, sedeva sull'erba ai suoi piedi; e la osservava, divertendosi a veder ballare sul cappello di Fräulein Müller due piume nere che oscillavano come su di un piccolo carro funebre, segnando il ritmo di qualche cosa che Fräulein leggeva.

— Che cosa leggi, Fräulein? — domandò Nancy.

Fräulein Müller continuò a nicchiare col capo e lesse forte, col suo esecrabile accento tedesco, il soave verso di Tennyson:

Shine out, little head, sunning over with curls!....
(Oh, testolina raggiante, affacciatevi,
Soleggiata di riccioli d'oro)!

— Che belle parole, — disse Nancy. — Leggile ancora.

Fräulein ripetè i dolci versi mattinali.