E sedette sul lettino della bimba.
Ma Anne-Marie ascoltava, immobile. Nancy trasse a sè la coperta del letto e ne avviluppò i piedini nudi della sua bambina. Poi mise un braccio intorno alla smilza figuretta bianca.
L'ultima nota, lunga, acuta, dolorosa, vibrò e si spense. Soltanto allora Anne-Marie si mosse. Coprì il viso colle mani e scoppiò in pianto.
— Ma cos'hai, ma cos'hai, angelo mio? — chiese Nancy, angosciata, stringendosela al cuore. — Perchè piangi? dimmi perchè piangi?
I grandi occhi di Anne-Marie si fissarono su lei.
— Per tante cose, — disse lei.
E a Nancy la sua voce parve strana e lontana.
Per la prima volta Nancy sentì che l'anima della sua bambina era una cosa separata da lei, all'infuori di lei: un'anima ignorata e solitaria, volata fuori dall'essenza materna, inaccessibile alla materna ansia. Una piccola anima solitaria!
— Anne-Marie! è la musica che ti fa piangere? — chiese.
La piccina la tenne stretta, e non rispose. Nancy la indusse con mille carezze a tornare nel letto; e la ricoprì e la baciò e la lasciò nel buio.