« Io sto fumando una sigaretta russa, odorante d'eliotropio bianco — e vi scrivo!
« O sconosciuto amico! come bene si accompagna alla fragranza delle rose, al lieve fumo della sigaretta, il pensiero di voi, anch'esso così vago, così dolce, così incerto.... »
Uno strillo acuto nella stanza vicina fece balzare in piedi Nancy; e colla penna ancora in mano corse nella camera di Anne-Marie. La piccina — un virgulto bianco — era in piedi sul letto, pallida, cogli occhi spiritati e una mano tesa in gesto drammatico verso il muro. I capelli scompigliati le circondavano di fiamme bionde il viso.
— Ascolta! — disse. — Sta ferma! e ascolta!
Nancy stette ferma e ascoltò.
Chiara e limpida traverso il muro veniva la voce di un violino.
Sommesso e dolce lo accompagnava il pianoforte. Nancy riconobbe la musica. Era la « Romance » di Svendsen.
Anne-Marie, sempre ritta e immobile col braccio teso, come una piccola profetessa allucinata, sussurrò:
— Senti? E' questo il pezzo che era bello, e che lui non ricordava!
— E' un violino, cara, — disse Nancy.