— Mi pare che sappia ben poche cose, — continuò Fräulein Müller. — L'ho interrogata un po' sull'aritmetica.... sul sistema metrico decimale. M'ha detto, sì, sì! che sapeva tutto ciò; e voleva parlar d'altro. Ma io — disse Fräulein con severo cipiglio — sono stata molto ferma. Le ho chiesto: Vediamo, per esempio: dove metti i millimetri? Lei non sapeva. Vanno a destra o a sinistra? Ha fatto una faccia e ha detto: « Ho schifo dei millimetri. » Ma perchè schifo? Le ho detto: Ricordati che i millimetri vanno sempre a destra. E lei mi ha risposto: « Allora io andrò sempre a sinistra. ».... Vedi, io ho trovato che quella era una risposta di una incredibile stupidaggine.

Nancy rise.

— Ma questo è ancora nulla, — continuò Fräulein Müller. — Siccome io insistevo, lei m'ha detto: « Tu mi farai sognare tutta notte di quelle bestie. » Ma che bestie? dico io. Cosa credi che siano i millimetri? E lei m'ha risposto: « Oh Dio, saranno i bambini o i parenti dei centopiedi ».

Nancy scusò la sua piccina descrivendo a Fräulein la scuola che aveva frequentato nella Settima Avenue. La governante ne fu addolorata.

— Ma la educherò io, — disse. — Certo sarà un genio anche lei.

— Ho paura di no, — sospirò Nancy. — Ma quanto l'avrei desiderato!

Le due donne tacquero. E allora per l'aperta finestra s'udì una voce limpida e chiara come una cascatella d'acqua montanina. Era la voce di Anne-Marie nella cameretta di sopra.

— Senti che canta, — disse Fräulein Müller.

— Oh, sì. Canta sempre così, per addormentarsi — disse Nancy — da che ha sentito una volta un violino. La musica le piace.

E Nancy raccontò della Romance di Svendsen, e del pianto di Anne-Marie.