« New York.
« Amor mio di lontano,
« Eccomi tornata nella città, la terribile città, torrida e rumorosa sotto il violento sole di luglio. E voi mi scrivete dall'Hôtel Bellevue ad Andermatt!
« Andermatt! Che frescura e chiarità e scintillìo mi mette nella mente quella parola. Nell'afa opprimente di questa città, mi cade sul cuore come un fiocco di neve. E nella lettera vostra soltanto tre parole: « Vieni qui. Subito ».
« Di nuovo l'imperiosa, irresistibile chiamata mi scuote deliziosamente i nervi. Se me lo dite una terza volta — per i biondi Dei del Walhalla! — verrò!
« Sarete contento? Mi bacerete con gratitudine le bianche mani abbandonate? Saremo semplici, e assurdi, e felici? bisognerà fare della scherma intellettuale, e gareggiare d'arguzia, motteggiatori e ostili?
« Che importa? che importa? I miei occhi vi vedranno e l'anima mia non chiederà di più. »
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Un telegramma da New York ad Andermatt, risposta pagata. (Denari presi in prestito da Fräulein Müller):
« Vistovi stanotte in sogno. Avevate lunga barba nera. Ditemi che non è così. »