« Nancy! Vieni qui ».

Ella riscrisse:

« — Vieni qui. — Le arroganti parole mi danno un tuffo di piacere nel sangue.

« Mi piace che mi diate del tu. E poi sono inavvezza all'imperativo. Nessuno mai mi dice: Fa così. Va via. Vieni qui. Va lì. E mi piace sentirmi mite e spaventata e forzata a obbedire.

« Vieni qui! Subito mi pare di dover volgere timidi occhi in cerca del mio cappello e dei miei guanti, e mi domando come debbo vestirmi per il viaggio! Sono molto simpatica in viaggio. Sono sempre di umore uguale, e porto dei vestiti color sorcio che mi fanno delle piccole spalle fragili e patetiche e la vita sottile. Tutto ciò è molto importante viaggiando; perchè fa perdonare le mille e mille valigie e valigiette che porto nello scompartimento, e le cappelliere che perdo, e gli ombrelli che dimentico. Anche la gente che, per principio, brontola sempre, diventa indulgente e amabile quando vede che ho un vitino piccolo, e l'aria trasognata, e un cappello che mi sta bene. E facchini e guardiafreni e conduttori, tutti mi adorano! Corrono in su e in giù a cercarmi gli oggetti che ho perso, a portarmi delle cose da mangiare, ad aprirmi le finestre e a chiudermi a chiave nello scompartimento.... anche quando non è necessario.

« Poi, in viaggio non ho mai sonno. Metto giù la testa non importa dove, e dormo come un gatto cinque minuti. Poi mi sveglio allegra e ragionevole e di buon umore. Sì, sì; credo che veramente vi piacerebbe di avermi in viaggio con voi.

« Nell'ultima vostra — breve come tutte le vostre lettere — (sono contenta che siate breve), mi dite che andate in Isvizzera. Conosco e adoro ogni roccia ed ogni ciottolino della Svizzera; conosco ogni pino in ogni foresta; ed ogni scoiattolo su ogni pino. Ho percorso ogni serpeggiante via maestra, che s'attorciglia come uno svolazzo di nastro bianco intorno ai fianchi austeri delle Alpi. Sono fuggita da ogni blanda mucca elvetica, ruminante su ogni blanda prateria.

« Salutatemi la Svizzera. L'adoro.

« Nancy. »

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