Anche loro s'amerebbero così, d'un amore assurdo e meraviglioso. Amarsi così, senza l'intervento di alcuno dei loro sensi, doveva pur essere il più alto, il perfetto, il divino modo d'amare.
Così Nancy visse nel suo sogno e lanciò da un emisfero all'altro le leggiere lettere d'amore.
« Cher Inconnu,
« Vi scrivo perchè piove, e il cielo è di flanella grigia. Direte che ieri vi ho scritto perchè faceva bel tempo e il cielo era di raso celeste.
« E' vero. Ma sono buone ragioni entrambe per me, che sono quasi innamorata di voi — quasi follemente, quasi disperatamente, quasi divinamente innamorata!
« Io ho paura d'amarvi. Ho paura dell'amore come un bimbo ha paura d'una stanza buia nella quale non è entrato mai. Che cosa si nasconde in quegli angoli neri? Degli spettri, degli orchi, delle belve?... Certo, il Dolore, appena entro, mi si avventerà al collo (al piccolo collo che non conosce che la stretta d'una collana di perle), e mi strozzerà. Certo la Passione, come una pantera dagli occhi di fuoco, mi salterà al petto e mi mangierà il cuore. Certo la Gelosia come un gatto arrabbiato mi graffierà, mi morderà, mi dilanierà....
« Oh caro Ignoto, non mi fate entrare in quella stanza buia! Già mi pare di averne socchiusa la porta, e di sentire tutti quegli esseri spaventosi rugghiare e ululare contro di me....
« Addio! addio!
« Mi chiamo Nancy ».
A questa lettera egli rispose con un telegramma: