E Nancy gli afferrò la fredda mano moscia e la strinse con fervore.

— Il peggio è — disse George — che non so dove andarli a cercare. Penso che per l'appunto...

— Oh non me lo dite! Non voglio sapere! — E Nancy si coprì con gesto vezzoso le orecchie. — Preferisco molto di non sapere. Non me lo direte, vero? So che non ruberete, nè assassinerete nessuno! E grazie, caro, caro George! E addio!

Nancy, seguendolo cogli occhi dalla finestra, lo vide saltare sul « cable-car » che andava nella città bassa, e notando le sue spalle cadenti e il suo povero cappello a buon mercato, ebbe molti rimorsi, e sentì di essere un avoltoio e un'arpìa.

— E' « Quella delle Lettere » che mi demoralizza, — disse Nancy fra sè.

Il lunedì seguente egli le portò quattrocento dollari, e Nancy versò delle leggiadre e limpide lagrime accettandoli; e non volle sapere da dove venivano; e gli fece molti gesti graziosi e molte irresistibili fossette.

Faceva già la parte di « Quella delle Lettere ». Voleva esercitarsi... E con George il risultato fu immediato e stupefacente. Anzi, lo fu a tal punto che Nancy dovette subito smettere di essere Quella, e tornare a essere sè stessa. E allora George se ne andò.

E Nancy uscì e si comprò delle vesti; ma non delle vesti rigide e inflessibili. Comprò delle vesti fragili e fini, e delle vesti morbide e lunghe, e delle vesti diafane e deliziose. Comprò dei grandi cappelli flosci a lunghe piume; dei cappelli che nessuno prenderebbe sul serio. E poi comperò delle scarpe in cui era quasi impossibile camminare. Poi comperò della « crème des crèmes » per la sua faccia; e della « crème de beauté » per le sue mani, e della vernice rosata per le sue unghie, e dell'unguento di violetta ambrata per i suoi capelli.

E quando ebbe tutto ciò fu contenta; e aspettò che lo Sconosciuto le riscrivesse: « Vieni! »

Ma la lettera non venne. Passò un giorno. E un altro. Ed egli non scrisse.