Ecco: ella arrivava a Parigi; saliva in carrozza, e andava — non al Grand Hôtel dove stava lui, ma al Continental. Ivi prendeva uno splendido appartamento... Come? con quattordici dollari? Già, precisamente. Ormai che importava?
Era Rouge, o Noir! Se usciva Rouge, era salva. Se Noir — era la débâcle! Cinquanta franchi di più o di meno non cambiavano nulla alla situazione.
Dunque — e Nancy riprendeva il filo delle sue immaginazioni — ella si ritirava nelle sontuose camere, prendeva una tazza di thè nel suo sontuoso salotto, e poi riposava per un'ora o due sul suo sontuoso letto. Indi faceva una elaborata toletta, usando tutte le creme. E alle otto meno un quarto mandava un messaggero con un biglietto al Grand Hôtel: « Caro Sconosciuto. Sono qui! »
Allora... ah! allora?... Egli arriva, entra... la vede! E Nancy deve dirgli qualche cosa. Ma che cosa? quali saranno le prime parole ch'ella gli rivolgerà?
« Buona sera. Come sta? » Orribile! no, questo non lo dirà. Oppure: « Eccomi! » Dio mio! peggio! Clarissa a Milano aveva una serva, che, chiamata, rispondeva sempre « eccomi ». E Clarissa diceva che la parola era stomachevole. Dunque, qualcos'altro. Forse in francese? « Me voilà! » Buffo! Ridicolo! No, no. Nancy non direbbe nulla. Parlerebbe lui per il primo.
E Nancy cercò di immaginarsi la sua prima frase. Forse, dopo un lungo silenzio, direbbe con voce profonda e fremente: « Sì! siete voi la Donna dei miei sogni! » Questo sarebbe gentile e piacevole. O allora: « Ah, Eva! Eva! Quanto vi ho sospirata! » Ecco, ciò darebbe subito il tono giusto alla conversazione. O — chi sa? — forse in tono più gaio, stendendo ambe le mani: « Dunque è questa, Nancy?... Vi ho sempre sognata così, con una fossetta nel mento! » Ciò sarebbe delizioso e originale.
Quante ore notturne vegliò Nancy pensando a queste Prime Parole!... e rivoltandosi nella stretta cuccetta, rigirando il cuscino per sentirne il fresco sulla guancia accaldata, Nancy palpitò e tremò, sorrise e si disperò, pentita un istante, beata l'altro, finchè il grande piroscafo premette cigolando il fianco contro i pilastri del porto di Havre.
Nancy arrivò a Parigi alle tre del pomeriggio. Salì in vettura, e si fece condurre all'Hôtel Continental. Prese un appartamento che costava ottanta franchi al giorno: un salotto tutto a delicate tinte verde chiaro e grigio tenero, che pareva visto traverso l'acqua; e accanto, una sfarzosa camera da letto in rosso e oro, tutta rilucente di specchi che parevano aspettare con deferenza l'elaborata toletta.
Nancy sorbì nervosamente il thè, tanto per attenersi al suo programma. Poi tentò di riposare. Ma non le fu possibile dormire. Alle quattro e mezzo il biglietto che doveva essere mandato alle otto meno un quarto era già scritto. E Nancy principiò l'elaborata toletta.
Pensò dapprima a far venire il parrucchiere; poi ricordò che i parrucchieri le avevano sempre accomodato i capelli tutto a rotoli e attorcigliamenti, che le facevano una testa come una focaccia, a cui il suo viso non pareva affatto appartenere. Dunque si pettinò da sè, alla Carmen, coi capelli divisi da una parte. Le parve che « Quella delle Lettere » si sarebbe pettinata a quel modo. Ma quando fu fatto, le parve di avere un'aria troppo insolita e impertinente; dunque sciolse di nuovo i capelli e si decise di adottare una pettinatura semplice e naturale. Divise i capelli in mezzo e fece due treccie che appuntò in corona attorno al capo. Sì; era semplice e naturale! Nancy così somigliava alla minore e più oca delle ragazze svedesi della pensione. Certo non somigliava a « Quella delle Lettere ». Dunque tornò da capo. Disfece tutto, e si pettinò alla « Pierrot »: un ciuffo in mezzo e due sbuffi ai lati; un'acconciatura che la rendeva graziosa, frivola ed equivoca.