Antonio, che già dalla strada aveva visto il lume in camera sua, entrò con baldo sorriso.
— Ciao, papà! Perchè non sei a letto?
Accolse l'inevitabile contro-domanda con una scrollatina di spalle e un gesto d'ambe le mani un po' meridionale (un gesto che piaceva tanto a Theodora!).
— Ma babbo mio! io ho ventitrè anni, e tu... no. — E battè con gesto affettuoso e irritante sulla spalla tonda di suo padre.
— « Jeune homme qui veille, vieillard qui dort, sont tous deux près de la mort », — citò suo padre, tetro e severo.
— Eh, babbo mio! — E Antonio rise (di quel suo riso arguto e sottile che Cleopatra trovava irresistibile!). — Se la vita è breve, che sia almeno bella! — E accese una sigaretta.
Giacomo fremeva. Aveva anche freddo ai piedi, e la sua veste da camera gli era stretta. Suo figlio, gaio e soddisfatto di sè, lo esasperava.
— Non ti vergogni? — disse additando drammaticamente le file di fotografie. — Quella vecchia commediante cinquantenne...
— Scusa, — trentottenne! — corresse Antonio, mettendosi a sedere nell'unica poltrona.
— Una marionetta, un'arlecchina, che ogni facchino di piazza può andare a contemplare a piacer suo per cinquanta centesimi! Una donna di cui il marito, piuttosto che starle vicino, è scappato in capo al mondo...