Scivolavano sull'acque azzurre verso Genova, quando Nancy, che era seduta su una cesta d'aranci, sentì il tocco della mano del Selvaggio sulla sua spalla. Ella levò il viso verso di lui, e sorrise.

Egli sedette su un'altra cesta d'aranci, accanto a lei; ma il paniere scricchiolò e gemette sotto il formidabile peso. Allora egli andò a prendere una pesante cassa di legno e la trascinò accanto a lei.

— E adesso?... — disse.

Nancy aveva imparato a conoscerlo bene. Non per un istante credette — come aveva creduto in carrozza nel Bois, più di un mese fa — ch'egli parlasse del momento presente. Sapeva che egli vedeva la vita a grandi linee e a vasti tratti, e che non parlava quasi mai di cose piccole e immediate.

— E adesso? — ripetè Nancy, e sospirò.

Egli mise la sua grande mano abbronzata sulla piccola mano di lei.

Era questa la sua prima carezza. Nancy sentì un brivido correrle per tutto il corpo, e cingerle, come una sciarpa fredda, il viso. Egli la guardava coi fermi occhi azzurri e la vide lentamente impallidire sotto al suo sguardo.

— Adesso dovete tornare a casa vostra, — disse lui.

— Sì. Adesso devo tornare a casa mia. — E Nancy si domandò vagamente se casa sua era la pensione nella Lexington Avenue, o l'appartamento di Mrs Johnson nella 82.ma Strada. Concluse che era l'appartamento nella 82.ma Strada, dove il mazzo di orchidee e capilvenere aveva vissuto con lei quasi otto giorni. Sì, era quella « casa sua »! Peg e George sarebbero nuovamente i suoi compagni; e il morto signor Johnson, e il giovane senza mento, e i bambini nudi colle teste grosse, starebbero con lei nelle lunghe e solitarie serate. E Anne-Marie lascerebbe il Gartenhaus di Fräulein Müller e tornerebbe alla scuola gratuita della Settima Avenue.

— A che cosa pensate? — chiese il Selvaggio.