Ecco, erano pronte. Nancy voleva dare la mano ad Anne-Marie, ma la piccina portava il Guarnerius e i fiori, e non potè. Gli inservienti in uniforme salutarono, e spalancarono le porte.
Anne-Marie che aveva già fatto un passo innanzi, si fermò di botto. Davanti a lei il vasto corridoio era stipato, gremito d'una folla immensa e silenziosa, divisa in due lunghe file accalcate, che lasciavano appena uno stretto passaggio libero in mezzo. E lontano, in fondo al vestibolo presso le porte, si vedeva ancora la gente ondeggiare e sospingersi come marosi battuti dal vento.
Anne-Marie si volse a sua madre.
— Mamma! che cosa aspetta tutta questa gente?
Nancy, scossa e convulsa dall'emozione, non potè rispondere. Sorrise colle labbra tremanti:
— Andiamo, cara, — disse.
— Ma no! ma no! — disse Anne-Marie, — non voglio andare. Tutti aspettano per vedere qualche cosa. E voglio aspettare anch'io, per vedere cosa c'è!
Ma la folla l'aveva intravveduta e già si spingeva rumoreggiante e formidabile verso di lei; allora la grande guardia col piumaccio si chinò, la afferrò, e sollevandola come fosse una piuma, se la posò sulla spalla. Poi si spinse avanti facendosi largo attraverso il tumulto.
Anne-Marie, dopo il primo istante di sbigottimento, rideva serrando tra le braccia i fiori e la cassetta del violino; questa sbatteva sull'elmo della guardia ad ogni passo che egli faceva. Nancy, nella calca, li seguiva ridendo e singhiozzando, sentendo mille mani afferrare le sue, mille voci commosse benedirla e felicitarla.
— Mamma fortunata! Mamma benedetta!