E poi uscì dalla stanza gaia e leggera, lasciando nel cuore di Bemolle un senso di vago scontento con la sua Ombra che borbottava in fa maggiore.

Ben presto, essendovi molte cose da fare — molti programmi da preparare, e lettere da rispondere, e scritture da accettare o rifiutare — Bemolle dovette mettere da parte la sua opera e il suo poema sinfonico, e dedicarsi esclusivamente alle cose pratiche riguardanti i concerti e i viaggi.

Tutt'e tre — Nancy, Fräulein e Bemolle — erano un po' confusionari e distratti. Sovente si confondevano nelle date degli impegni presi.

— Il teatro Costanzi a Roma ha telegrafato chiedendoci tre concerti in febbraio. Naturalmente ho accettato, — gridò Bemolle, trionfalmente, un giorno che Nancy ed Anne-Marie ritornavano da uno dei temuti e inevitabili ricevimenti dati nel West End in loro onore.

— Ma — disse Nancy con fronte turbata — non avevamo accettato Stoccolma per febbraio?

— E' vero! — esclamò Bemolle, battendosi la fronte. — E adesso come facciamo? Bisognerà ritelegrafare a Roma, e rifiutare.

— Oh! non rifiutiamo Roma! — esclamò Nancy. — Disdiciamo piuttosto Stoccolma.

Dunque disdissero Stoccolma; e promisero a quella città una data in marzo, immediatamente dopo Roma e immediatamente prima di Berlino, dove Anne-Marie era scritturata per la « Kaiserfest » a suonare il Concerto di Max Bruch, accompagnata da quel grande compositore in persona.

Quando — con molte difficoltà e molti telegrammi — questo itinerario fu chiaramente stabilito, Nancy, guardando il taccuino di Bemolle in cui venivano notati gli impegni e le date, osservò:

— Come faremo ad andare da Roma a Stoccolma, e da Stoccolma a Berlino in sei giorni, con tre concerti in mezzo?