— Non è possibile, — disse Fräulein. — Metti che da Berlino a Warnemünde...

— Oh, non importano i dettagli, Fräulein, — sospirò Nancy. — E' chiaro che non si può fare.

— Bisognerà disdire i concerti di Roma, — osservò Fräulein.

— Non si può, non si può, — esclamò Bemolle.

— Ebbene, allora bisogna rinunciare a Berlino, — disse Nancy.

— Impossibile! assolutamente impossibile.

— Allora non ci resta che a ricancellare Stoccolma.

E ricancellarono Stoccolma, mediante telegrammi che costarono cento cinquanta franchi, e pagando un indennizzo di due mila franchi; senza tener conto delle umilianti lettere piene di minaccie e di recriminazioni che per un pezzo amareggiarono la loro esistenza.

— Io credo — disse Nancy — che forse faremmo meglio ad avere un impresario. Mi pare che facciamo molti pasticci nei nostri affari.

Dunque fu deciso che prenderebbero un impresario. Dopo molte titubanze, incerti tra il piccolo genovese bruno che li aveva seguìti per tutto il Continente e il grande impresario di Parigi che si era offerto telegraficamente una volta sola, decisero finalmente in favore di un simpatico uomo biondo che avevano conosciuto a Vienna, d'apparenza seria e onesta, e che aveva promesso loro delle cose mirabolanti. Gli telegrafarono subito; già, nessuno scriveva mai lettere. L'enorme corrispondenza che arrivava da tutte le parti del mondo, vagava dalle tasche di Bemolle alle cartelle di Nancy, poi, dopo una breve sosta nelle valigie di Fräulein, spariva nei bauli e veniva portata in giro per il mondo in grandi buste gialle coll'iscrizione: « lettere da rispondere ».