L'impresario di Vienna rispose chiedendo duecento corone per le spese di viaggio; che gli furono prontamente e telegraficamente mandate.
Poi l'impresario non arrivò.
— Questo non dobbiamo tollerarlo, — disse Fräulein.
E non lo tollerarono. Andarono da un avvocato, che richiese la corrispondenza e centocinquanta lire per le spese preliminari. Queste gli furono date. E la cosa finì lì. Eccetto che circa un anno dopo, quando avevano già dimenticato di che cosa si trattava, un conto dell'avvocato (per altre duecento trentasette lire) che li aveva seguìti per tutta Europa, li raggiunse a Pietroburgo.
E lo dovettero pagare.
Nel frattempo avevano preso l'impresario parigino. Era un grande impresario che aveva « lanciato » tutti i più grandi astri del mondo artistico.
Egli non volle spese di viaggio. Arrivò abbagliante di cravatta, stupefacente di gilet, risplendente di cilindro. Aveva già fissato, prima di partire da Parigi, quattro concerti « Colonne » per Anne-Marie. Lui non era uno dei vostri impresarii-marmotta. Nossignore. Ecco il contratto già pronto in duplicato da firmare.
Il lucido occhio dell'impresario si posò un istante con critico esame su Bemolle. Poi, in uno sguardo rapido, misurò Fräulein; e da Fräulein il suo occhio accorto passò al dolce viso un po' incantato di Nancy. Bene. L'impresario era contento. Con queste persone si poteva andar d'accordo. In quanto ad Anne-Marie l'impresario non le badò affatto. L'aveva udita a suonare due volte. Bastava. Anne-Marie come Anne-Marie non lo interessava. Anne-Marie come artista lo interessava ancora meno. Anne-Marie era semplicemente la piccola « boîte à musique », sorprendente e sensazionale, equivalente a una somma di denaro in sei cifre nel suo portafogli.
Ecco dunque il contratto. Chi lo firmava? Non c'era padre? Bene, bene. Lo firmasse pure la madre, che faceva lo stesso.
Nancy espresse timidamente l'opinione che forse prima di firmarlo era bene leggerlo, e tutti, anche l'impresario, furono d'accordo con lei.