Dunque Nancy, Bemolle e Fräulein lessero con grande cura il documento; mentre l'impresario beveva del Malaga e fumava delle sigarette. Egli aveva un certo modo di aspirare brevemente l'aria, facendo colle narici un piccolo rumore soddisfatto e aspettante, e poi di mandar giù la saliva, cogli angoli della bocca rivolti in su, che dava sui nervi a Nancy, e le impediva di capire ciò che leggeva nel contratto.
C'erano quattordici clausole.
— Vi pare tutto giusto? — chiese Nancy piano a Bemolle.
Bemolle aggrottò le ciglia colla sua più severa aria d'uomo d'affari: e Fräulein disse:
— « Sprechen wir Deutsch. »
E difatti parlarono tedesco, a grande divertimento dell'impresario parigino, che era nato a Klagenfurt.
Dopo lunga lettura e svariate considerazioni, Bemolle si rivolse — sempre col cipiglio dell'intenditore — all'impresario:
— Qui dite: il trenta per cento all'artista?
L'impresario fece il suo rumore col naso, e inghiottì la sua saliva.
— Precisamente, — disse. E dopo una pausa soggiunse: — Io mi assumo tutti i rischi e tutte le spese!