Di fuori Bemolle, seduto a cassetta, ruminava neri pensieri e scagliava mentalmente sull'impresario dei sortilegi malefici che nel suo paese da più secoli si ritenevano infallibili.

Questo durò un mese. Al trentunesimo giorno Anne-Marie disse:

— Non voglio più vedere quell'uomo. Mai. E non voglio che porti mai più il mio violino.

— Va bene, cara, — disse Nancy.

— E voglio andare in campagna; e voglio mangiare sull'erba delle cose in pacchettini; e bere del latte che si porta in una bottiglia.

— Va bene, tesoro. Lo faremo, — disse Nancy.

— Sarà molto bello, — disse Anne-Marie.

E lo fecero. E fu molto bello.

Quella sera, quando venne l'impresario, Anne-Marie non era pronta come di consueto, pallidetta e sognante nel suo vestito di raso celeste. Era nel suo lettino, e dormiva rosea e placida, dopo la lunga giornata passata all'aria aperta.

— Siamo pronti? — disse l'impresario guardandosi intorno.