Fräulein, che a dir vero non dimostrava troppo i vent'anni di differenza tra quell'epoca e questa, ascoltava, assai commossa, tali reminiscenze. E Bemolle, che si riprometteva di andare a vedere la sua vecchia madre non appena terminati i concerti al Costanzi, camminava dietro a tutti lagrimando silenziosamente, disciolto in una vaga tenerezza verso il mondo in generale.

— A proposito, Nancy, — disse Nino, — sai che ho riveduto la cara vecchia villa di Wareside? Sono andato in Inghilterra per gli affari di Carlo due mesi fa; allora ho preso il treno di Hertfordshire per andare a rivedere la Casa Grigia. Era vuota. Sono rimasto più di un'ora al cancello; e tutti i fantasmi del passato sono venuti a farmi compagnia.

— Oh! — disse Fräulein. — Che divino posto era quello! Te ne ricordi, Nancy?

— Ricordo il giardino, — disse Nancy, con gli occhi vaghi in cui fluttuavano le rimembranze, — e l'altalena...

— Che altalena? — disse Anne-Marie, prendendo interesse all'argomento.

Allora Nancy le descrisse il lontano giardino, placido nel mite sole inglese, dove ella, bambina, aveva cullato sull'altalena i suoi fantastici sogni, e da cui, al tramonto, si vedeva l'orizzonte acceso sull'orlo del mondo...

All'indomani del primo concerto a Roma, ecco giungere anche per Anne-Marie la grande lettera bianca, con lo stemma d'oro: le Armi della Real Casa. Le Loro Maestà avrebbero ricevuto al Quirinale l'indomani sera, alle nove, la gentile bambina e grande artista; e l'avrebbero con piacere udita suonare...

E l'indomani sera Adele, Carlotta e Clarissa, felici e perturbate, aiutavano Nancy e Anne-Marie a prepararsi per la loro udienza al Quirinale. Bemolle era fuori di sè, pallido e febbricitante per l'agitazione, al pensiero di dover accompagnare Anne-Marie al pianoforte.

Quando, alle nove precise Nancy e Anne-Marie, colle destre ignude, traversavano la fila di sale — la sala rossa, la sala gialla, la sala azzurra — fino alla sala bianca ed oro, dove i Sovrani li avrebbero accolti, Bemolle li seguì tremando. Dietro a lui veniva un risplendente lacché, in livrea scarlatta, portando il violino e la musica. (I pensieri di Bemolle volarono al villaggetto appiè degli Appennini, dove a quest'ora qualche piccolo lume s'accendeva nel buio...)

La Regina mosse incontro a Nancy e a Anne-Marie. Non era più la Regina di cui il nome di fiore era scritto nel vecchio diario di Nancy. Era una Regina quasi fanciulla, con immensi e risplendenti occhi bruni. E il giovinetto di cui l'effigie, chiusa in un medaglione, posava da tanti anni sul cuore di Nancy, era Re.