La Regina abbracciò Anne-Marie; e rise quando Anne-Marie parlava, e pianse quando Anne-Marie suonò. Anne-Marie la guardava, soggiogata e rapita da quegli occhi straordinari, quegli occhi di fuoco e di velluto, così innocenti che parevano non aver guardato che nelle anime di fiori e di fanciulli; così teneri che parevano non aver pianto che per i dolori altrui.

Anne-Marie, suonando, poteva appena staccare lo sguardo da lei; ma per senso di dovere ogni tanto lanciava una occhiata sottomessa a uno sfolgorante ufficiale in tunica scarlatta, ricoperto di decorazioni, che ella s'immaginava fosse il Re.

Alla chiusa dell'adagio di Mendelssohn un uomo grave, che sedeva un poco in disparte dagli altri, ed era semplicemente vestito in abito da sera, parlò:

— Io non m'intendo molto di musica. Ma questa musica mi piace.

La regina si volse a lui, e sorrise. E quel sorriso fece trasalire Anne-Marie. Mai ella non aveva veduto un sorriso così dolce, così fulgido e abbagliante! Essa seguì il corso di quel sorriso luminoso e il suo sguardo si fermò sul viso di quell'uomo grave, vestito di nero.

Quel viso! dove l'aveva ella veduto? Perchè era così noto? così caro e famigliare? Perchè le faceva venire in mente New-York, e sua mamma piangente sulle lettere che venivano da Milano? I francobolli! Sì, quel viso lo aveva visto sui francobolli! Era lui, era lui il Re d'Italia! Come aveva potuto credere anche per un solo istante che fosse quell'uomo coi capelli gialli, vestito di rosso? Era questo, questo il Re! E il cuore di Anne-Marie si prostrò in appassionato pentimento davanti a colui che non s'intendeva di musica. Egli forse se n'avvide, perchè cogli occhi benevoli e penetranti le ammiccò.

Bemolle, entrando, aveva fatto il suo profondo inchino; poi s'era fermato vicino al pianoforte, curvo sotto la terribile gioia della augusta presenza; e in tutta la sera non ricuperò mai completamente la posizione verticale; ma bensì si levò e si sedette — ogni volta che gli si rivolgeva la parola — in una rigida postura curvilinea, dolorosa a guardarsi. Egli suonò anche molte note sbagliate negli accompagnamenti; e sentiva saettare su di lui l'ira di Anne-Marie, non ostante il fatto che, suonando, ella gli tenesse voltate le piccole spalle celestrine.

Nancy sedeva a fianco della Regina, e con occhi rischiarati da lagrime felici, rispondeva alle benigne e intime domande che le belle labbra le rivolgevano. La Regina la chiamava col suo nome di fanciulla, col suo nome di poeta... E il passato e il presente si confusero nella loro duplice dolcezza nel cuore di Nancy. Essa riviveva la sua gloriosa adolescenza, nella gloria adolescente di Anne-Marie.

In carrozza al ritorno, Anne-Marie, garrula come un uccelletto, raccontava le sue impressioni, e Nancy, ridendo, la serrava al cuore.

Ma Bemolle, muto, con gli occhi chiusi, pensava. Pensava che stenderebbe alla tremula stretta della sua vecchia madre, una mano che il tocco d'una Regina aveva consacrato.