XXIV.

Ma prima che Bemolle potesse andare a casa sua, si dovevano ancora dare quattro concerti a Milano.

— Milano è la città che deve darti il battesimo dell'Arte, — disse ad Anne-Marie il giovane Commendatore-editore di musica, arbitro delle arti liriche nel mondo milanese. — In fatto di musica, Milano è l'unica città che conti.

E negli occhi del Commendatore — occhi grigi e penetranti come l'acciaio — passò il lampo d'un sorriso.

— Questo me l'hanno già detto anche a Berlino, — disse Anne-Marie.

— Anche a Vienna, — disse Fräulein.

— Anche a Parigi, — soggiunse timidamente Nancy.

— Appunto perciò lo diciamo anche noi, — disse il giovane Commendatore, passandosi la mano fine sul mento sbarbato.

— Dunque, che cosa ci suonerai? Bada che qui non siamo a Berlino. Qui fingiamo tutti di adorare il classico; e poi, quando lo sentiamo, diciamo: « Com'è bello! » E ce ne andiamo prima della fine, e non torniamo più.