— Ma non ti ricordi, Nancy, Nancy! quando Anne-Marie era malata? Aveva la rosolìa, — singhiozzò Aldo, — e non voleva mangiare che il latte che le scaldavo io... e non voleva dormire se non mi teneva la mano... Oh, Nancy! Nancy! non vuoi ricordare... e promettere?
E questo Nancy lo ricordò. — E promise.
Rimasero seduti silenziosamente aspettando il ritorno di Anne-Marie. Nessuno dei due parlò più. Aldo prese dal tavolo un ritrattino della bimba col violino, e lo tenne tra le mani, guardandolo lungamente, coi gomiti appoggiati alle ginocchia. Poi inclinò la testa, e rimase così, colla fronte stretta alla piccola fotografia di sua figlia.
L'inconscia Arbitra di Destini arrivò correndo per il corridoio; teneva un pallone del Bon Marché legato con una cordicella al suo polso. Era un grande pallone rosso colle parole « Bon Marché » in caratteri d'oro sull'enfiata faccia; ed era stato causa di intensa mortificazione a Fräulein, per tutto il percorso dell'affollato Boulevard des Italiens.
— La gente ti riconoscerà, — aveva detto per istrada ad Anne-Marie, — e allora non ti si prenderà più sul serio; e non si prenderà sul serio neppure la tua musica. Non è decoroso che una grande artista vada attorno con quello stupido pallone.
— Questo non è più stupido degli altri palloni, — disse Anne-Marie colpendone leggermente la turgida testa rossa e guardandolo ascendere lentamente per tutta la lunghezza della cordicella.
Poi lo tirò giù di nuovo, e un lieve colpo di vento lo mandò a battere contro la faccia di Fräulein.
Fräulein fu molto irritata.
— Veramente, io non capisco come una persona che eseguisce la Sonata di Beethoven...
— Quale Sonata? — chiese Anne-Marie che era versata nell'arte di far girare la conversazione. — La Kreutzer o la Frühling? Io preferisco la Kreutzer...