Poi introdusse forzatamente le sue dita sotto al braccio rigido e resistente di Fräulein; e le trotterellò gaiamente a fianco lungo il Boulevard. E Fräulein era felice. Il pallone picchiava lievemente contro al suo cappello, ma poco gliene importava. Si limitò a dire che avrebbe preferito che sul pallone fosse stato scritto « Louvre » invece di « Bon Marché », che era un negozio così democratico.

... Anne-Marie entrò nel salotto traendosi dietro il pallone.

Fräulein, vedendo che vi era una visita, si ritirò in camera sua.

Anne-Marie era avvezza alle visite; era abituata a trovar gente che la aspettava. E vedendo questo straniero che era balzato in piedi al suo apparire, e che ora la fissava con occhi veementi e lagrimosi, ella stese la tiepida manina a salutarlo. Anne-Marie aveva già visto molti stranieri, e molti occhi lagrimosi. Non ne fu dunque nè commossa nè sorpresa.

— « Bonjour », diss'ella, giudicando dalla barba.

Poi si appressò a sua madre.

— Guarda il mio pallone, Liebstes, — disse, facendo scivolare il cordoncino dal suo polso.

Subito il pallone salì, rapido e lieve, e andò a battere pian piano contro la soffitta. Gli occhi disperanti di Anne-Marie lo seguirono... La stanza era alta. La cordicella pendeva lontana, fuori della portata d'ogni mano umana.

Ma l'uomo colla barba le aveva afferrato il polso, e glielo baciava.

Anne-Marie!