« Ecco: io ricado nell'ombra: la mia corsa non finita, la mia méta non raggiunta, la mia missione non compiuta. Che importa? Ciò che a me fu negato, sarà dato ad Anne-Marie. Mia figlia raggiungerà le vette ch'io non ascesi. Per lei sarà la Gloria ch'io non conquistai.

« O amico e amato mio, alla cui tetra sorte io debbo aggiungere questo dolore: comprendimi e perdona! Nella mia vita non vi è posto per l'amore. La mia vita è tutta turbine ed agitazioni, tutta fretta e furia, tutta ansia e febbri, e treni che corrono, e voci che gridano, e mani che applaudono...

« Non vedi tu la nostra esistenza come in un quadro? Il Pifferaro della Leggenda che turbina, suonando e danzando, davanti a noi. E via, per vette e balze e precipizii, gli vola dietro la piccola Anne-Marie, ebbra di musica, folle di gloria... ed io li seguo, correndo, ansando, palpitando, perdendo nella folle corsa tutto ciò che una volta fu mio, lasciando tutto, tutto dietro di me — i sogni, le speranze, l'Amore...

« L'Amore! l'Amore in questo quadro non è un giovinetto nume, radioso e ridente, coronato di rose e di passione. No. L'Amore è una figura austera, e triste, e solitaria... Oh, caro Selvaggio, io so quanto triste, e quanto solitario tu sei!

« Ma tu comprendimi e perdona! E di' addio. Addio a Nancy ».

E il Selvaggio comprese. E perdonò. E disse addio a Nancy.

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XXIX.

Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.