Anne-Marie esitò... ristette. Poi si volse e seguì la voce novella.

E l'Amore le tolse di mano il violino. L'Amore le cinse di tenui fiori d'arancio la candida fronte, sulla quale già, grave e maestosa, la Gloria protendeva l'ombra del serto d'alloro.


XXX.

Per il giorno delle nozze, Giugno — quell'elementare pittore! — aveva spennellato il mondo di striscie azzurre, di chiazze verdi, di sprazzi d'oro.

La carrozza che doveva condurre alla stazione gli sposi aspettava alla porta del loro palazzo, circondata da una folla allegra e impaziente. I cavalli sauri scalpitavano scotendo le criniere. Quando, bionda e ritrosa, in cima allo scalone comparve Anne-Marie a braccio dello sposo, la folla diede un grande grido d'evviva, acclamandola come all'uscita d'uno dei suoi concerti.

La sposina sorrise cogli occhi luminosi, e la graziosa testa sotto al piumato cappello ondeggiò salutando a destra e a manca. Allora, dalla folla, cento mani si stesero verso di lei, ed ella leggiadramente sostò sull'ultimo gradino, e tese le sue mani a tutte quelle mani, e sorrise a tutti quei sorrisi, ringraziando e salutando.

Alto e serio al suo fianco, lo sposo avrebbe voluto farle fretta a salire nella carrozza; ma Anne-Marie, dolce e volontaria, sostava, rispondendo a tutti, ringraziando tutti; dicendo « addio! addio! arrivederci!... addio! »

Il giovane marito la sospinse dolcemente verso l'aperta portiera, e poi come ella con un piede già sul predellino s'indugiava ancora, egli la sollevò per l'esile vita e la mise nella carrozza; poi saltò dentro accanto a lei e chiuse lo sportello.

Spronati e spaventati dagli evviva della folla, i cavalli si lanciarono al galoppo battendo scintille dal selciato. In un attimo furono in fondo alla strada e fuori di vista.