— Veramente, — riflettè Nancy, — « May » non è affatto il vezzeggiativo di « Marmaduke ». Ma come fare? Ci deve essere per la poesia un Mago che tiene tutti i pensieri chiusi in una stanza buia e tutti i vestiti dei pensieri — che sono poi le parole! — chiuse in un'altra. E la difficoltà sta nel trovare i vestiti giusti per i pensieri... Qualche volta esce dalla stanza buia un pensiero bello, alto, chiaro come un arcangelo! e si va a cercargli un vestito, e non si trovano che degli straccetti che non gli stanno. E qualche volta si ha un pensiero storto, insignificante, un rospiciattolo di pensiero! e gli si trova una gran veste a strascico d'argento. Quando sarò un grande poeta, — sospirò Nancy, — spero di non condurre attorno dei rospi di pensiero vestiti d'argento...
Nella sua seggiola al sole Edith aprì gli occhi.
— Nancy! dov'è Nancy?
Valeria balzò in piedi.
— Vuoi qualche cosa, Edith cara?
— No, niente; vorrei Nancy! mi piace tanto vederla. E sono proprio troppo pigra per correrle dietro.
— La chiamerò io, — disse Valeria.
A quella risposta inaspettata, la signora Avory alzò gli occhi sorpresi e grati, e sorrise a sua nuora.
Valeria trovò Nancy che declamava dei versi agli alberi del frutteto. S'inginocchiò sull'erba ad allacciarle la scarpetta sciolta, e disse senza alzare il viso:
— Nancy vai da Edith. Ma... senti... cara, non devi baciarla.