La trovò nella nursery tra le braccia della nonna, che la faceva ballare in su e in giù. La creaturina teneva il pugno in bocca, e i larghi occhi guardavano nel vuoto. La ragazza in lutto, le stava davanti in ginocchio, battendo le mani e cantando: « Cara! cara! cara!... bella! bella! bella! » mentre Wilson, la nurse, voltando le larghe spalle indifferenti, vuotava i tiretti del cassettone di Edith, piegando le sue cose e mettendole da parte per portarle disopra nella cameretta che doveva d'or innanzi servire alla ragazzina; poichè della camera di Edith aveva bisogno il béby.

Edith si stancò presto di star lì, e scese in giardino a cercare del « Brown Boy », il ragazzo del giardiniere. Lo trovò nell'orto intento a tagliare i germogli delle piante di fragola. Era tutto colore del terriccio, e ne aveva come sempre sulle mani, sulla faccia e nei capelli. Perciò più che per la sua parentela, si chiamava il « Brown Boy ».

— Buona sera, — disse Edith fermandosi davanti a lui con le mani dietro la schiena.

— Buona sera, — disse Jim Brown, senza smettere il suo lavoro.

— Sono arrivate! Sono già lì tutt'e due, — disse la ragazzetta.

— Ah sì? — E Jim Brown sedette sulle calcagna pulendosi le mani sui pantaloni.

— Il béby è nero, — disse Edith, cupamente.

— Misericordia! — esclamò Jim, spalancando gli occhi grandi e chiari.

— Sì, — proseguì Edith. — Ha i capelli neri e la faccia rossa. Un orrore.

— Oh, miss Edith, — disse Jim Brown, — che paura m'avete fatto! Avevo capito che il bambino fosse un moro, visto che la mamma sua è di paesi così lontani!