Nunziata sorrise, amara.
— « Ils faisaient d'éternels serments... » — mormorò.
Nino le afferrò le bianche mani inerti.
— Perchè, non sei felice? — domandò. — Perchè?
— Non lo so! — sospirò lei.
— Tu soffri, tu soffri. Lo so, lo sento. Lo sento tutto il giorno, anche quando ridi. E' colpa mia? dimmelo! dimmelo! Saresti più felice senza di me?
— Nè con te, nè senza di te, posso vivere, — citò Nunziata.
L'orchestra suonava l'aria della « Manon » di Massenet. L'anima di Nunziata era presa dalla sete dell'inafferrabile, dalla nostalgia della morte.
Ma era tardi, e la campana della table-d'hôte era suonata da un pezzo. Ella si alzò con un lieve sospiro. Si ravviò i capelli, si sfiorò la faccia col piumino della cipria; poi, con una piccola e muta preghiera alla Madonna, mise il braccio sotto quello di Nino e scese a pranzo.
— Non sarò più così stolta, — disse scendendo le scale. — E' assurdo, lo so. E' una cosa morbosa.