Fritz Klasen le venne davanti e, dritto, battendo insieme i tacchi, si presentò a sua madre e a lei.
— Mai più avrei pensato che Davos fosse così gaia, — disse la signora Avory, levando sul viso del giovane i miti occhi celesti.
— Altro che gaia! — rispose lui, ridendo. — E' il posto più allegro del mondo; non abbiamo tempo qui da perdere in malinconie.
Una signorina vestita di seta gialla si precipitò verso di lui:
— Presto. La quadriglia! — esclamò, prendendogli il braccio e trascinandolo via.
Se ne andarono ridendo, e sdrucciolando come bimbi sul lucido impiantito.
— Non pare ammalato, quel giovane, — osservò la signora Avory.
— E la ragazza neppure, — disse Edith.
— Ma nessuno qui sembra ammalato; — e la madre girò lo sguardo sulla gaia folla danzante, chiedendosi con meraviglia se ciascuno di essi portava chiuso in sè il funesto e spaventevole spettro che ella sapeva rinserrato nel fragile petto di sua figlia. — Hai notato, — disse, — che non si sente mai nessuno tossire?
— E' vero, — disse Edith.