— Brava! così si fa, — gridò Muggi, l'illavato, annuendo colla testa scarmigliata. Non legga nulla e conservi la propria individualità!
— Legga tutto, legga tutto, e coltivi la forma, — gridò il probabilista Raffaelli.
Durante la discussione che seguì, le voci dei due poeti formarono un muro di strepito intorno a Nino e a Nancy, che li isolava permettendo loro di discorrere insieme.
— Quanti anni hai? — chiese Nino, guardandole la fronte blanda su cui le sopracciglia si stendevano come ali tranquille sopra gli occhi ridenti.
— Ho sedici anni, — disse Nancy, e la fossetta s'incavò.
Ma Nino non sorrise.
— Sedici anni! — mormorò.
E perchè i suoi occhi erano avvezzi alle tristi linee di un volto appassito, alla tragica amarezza di una bocca stanca, il suo cuore cadde vinto e conquiso ai piedi della dolce e calma giovinezza di Nancy. Era inevitabile.
— Sedici anni! — ripetè, guardandola con grande meraviglia. — Ma chi più al mondo ha sedici anni? — E la sua anima si prosternò, non davanti all'ispirata autrice dei poemi che tutt'Italia adorava, ma davanti alla bambina di cui gli occhi erano così limpidi sotto al volo tranquillo delle sopracciglia.
E fu la fredda manina della vergine, non il polso del poeta, che liberò il suo cuore dalla stretta di quelle altre mani di donna — oh, le bianche e ben ricordate mani! — dove le vene azzurre e un po' turgide segnavano il corso più lento del sangue: quelle tristi vene azzurre che suscitavano la sua pietà, e strangolavano il suo desiderio.