Tornarono a Milano come in un sogno. Una folla di amici le aspettava alla stazione, e, primo fra loro, lo zio Giacomo, raggiante, con al fianco il Figliol prodigo, Nino, che da otto anni non si era fatto vivo a Milano. Alla sua vista Adele si fece rossa come una brage e Valeria bianca come un lino. E Nino ben se n'accorse; e sorrise, e si arricciò i baffi; e nell'aiutarle a scendere dal vagone, le baciò tutte e due, forte su ambo le guancie. Nancy non si ricordava affatto di lui. Lo guardò con occhi gravi mentre egli le descriveva un certo grembiulino rosa che ella portava da piccina in Inghilterra, e cercava di farle ricordare un teatrino di marionette, di cui a quell'epoca una Fräulein Meyer o Müller era direttrice di scena. Le chiese anche conto di una fossetta, come quella di sua mamma, che da bambina possedeva nella guancia sinistra — e Nancy rise, e subito la fossetta riapparve, incavandosi come una piccola coppa rosea nella tonda guancia giovanile. Valeria sorrideva colle lacrime agli occhi, e Nino, ciò vedendo, la baciò. Poi si permise di baciare anche Nancy. E infine baciò anche Adele che pareva aspettarselo. Allora lo zio Giacomo, molto impazientito, li fece correre fuori dall'affollata stazione, e li spinse nelle due vetture che aspettavano. Nino, all'ultimo momento, salì nella carrozza con Valeria, Nancy e la zia Carlotta, dove si stava pigiati e stretti.
Durante il tragitto egli non s'informò nè di Roma nè del Quirinale, e neppure parlò della propria lunga e misteriosa assenza. Citò dei versi di Baudelaire e di Mallarmé, senza nesso nè coerenza, ma con voce commossa e vibrante che faceva senso.
— I tuoi versi, cuginetta, — disse a Nancy, — non li cito. Sono sacrosanti. — E aggiunse piano: — Le mie labbra sono indegne.
Poi, distrattamente, prese a recitare Richepin:
Voici mon sang et ma chair,
Bois et mange!
E lo disse, guardando fisso Valeria che gli sedeva rimpetto. Ella si fece di nuovo pallidissima; ma gli occhi che la fissavano non vedevano lei.
Nino e lo zio Giacomo restarono a pranzo dalla zia Carlotta, e alla sera, due dei soliti poeti — un probabilista, ed uno di quelli poco lavati — vennero a ossequiare la poetessa.
Nancy sedeva ritta e sottile, in poltrona, e i poeti le urlavano d'intorno.
— Che cosa pensi di D'Annunzio? — le chiese Nino, profittando, per farsi udire, di un istante in cui i due poeti prendevano fiato.
— Non l'ho letto, — disse Nancy. — Non ho letto nulla, nè nessuno.