Durante il tragitto Nancy parlò poco, e la zia Carlotta e Adele la interrogarono invano. Seduta nell'ombra della carrozza, con gli occhi chiusi, teneva stretta la mano di sua madre e non sapeva dire alla zia Carlotta neppure che cosa le avessero offerto da mangiare! « Del thè? » Sì, del thè. « E delle paste? » Sì, delle paste. « Ma che genere di paste? e che cosa d'altro? ».

Nancy non si ricordava.

« E come era vestita la Regina? Di bianco? » No, non di bianco. « Era vestita di seta? O di pizzo nero? » Nancy non lo sapeva. Non aveva visto.

« E che gioielli aveva? » Nancy non se ne poteva ricordare. « E l'aveva poi chiamata « Maestà » o « Signora »? » Nancy non sapeva. Le pareva di non aver detto nè l'uno nè l'altro.

Allora sua madre le chiese timidamente:

— E le tue poesie, le sono piaciute?

E Nancy strinse forte la mano di sua madre e disse:

— Sì.

Carlotta e Adele rimasero convinte che la visita di Nancy era stata un fiasco. Certo aveva fatto delle gaffes!... Si era dimenticata di fare riverenze e non aveva mai detto « Maestà ». Tuttavia all'albergo parlarono molto e con tutti del pomeriggio passato al Quirinale; e finsero di non essere sorprese quando all'indomani il portiere portò a ciascuna di loro una busta, con dentro il ritratto firmato della Regina, e per Nancy uno scrigno con monogramma e corona contenente una spilla di smalto azzurro con le iniziali reali in brillanti.

Nancy comperò un diario — un piccolo libro celeste e oro — e scrisse sulla prima pagina la data e un nome. Il nome di un fiore — il nome della Regina.