Vi fu anche un poeta che portò via un soprabito dall'anticamera. La zia Carlotta disse che era il Probabilista, quello dai capelli lunghi, autore della « Melica Cantata Essenziale ».
Ma Adele sosteneva che era il Futurista, cantore del « Verbo della Magnifica Sterilità ».
In breve giunse una lettera da Roma, collo stemma della Real Casa.
La dama d'onore di Sua Maestà la Regina era incaricata di invitare Giovanna Desiderata a leggere i suoi poemi al Quirinale, alle quattro e mezzo del venerdì seguente.
Subito la casa fu sossopra; dapertutto e ad ogni istante, mentre si facevano i bauli e perfino durante i pasti, la zia Carlotta, Adele, Valeria e Nancy si esercitavano a far delle profonde riverenze e dei baciamani — chiedendosi esterrefatte se si doveva dire « Vostra Maestà » ogni volta che si parlava, o solo casualmente, di quando in quando.
Partirono subito per Roma. Ordinarono per Nancy una veste sontuosa e un grande cappello piumato. E, giunto il fausto giorno, Nancy, con una veletta bianca calata per la prima volta sul viso infantile, in guanti troppo stretti, e tenendo il volumetto de' suoi versi serrato al cuore trepidante, si recò al Quirinale, accompagnata da Carlotta, Adele e Valeria, tutte in grandi boa di piume bianche.
Una dama d'onore, dalla veste semplice e dalla voce dolce, le ricevette; e, sorridendo un poco, spiegò che soltanto Nancy era attesa e poteva essere ricevuta. Disse poi a Nancy di alzare il velo e di togliersi il guanto della mano destra. Carlotta, Adele e Valeria abbracciarono Nancy come se partisse per un lungo viaggio, e le fecero il segno della croce sulla fronte, e molte raccomandazioni. Quindi la dama di Corte la condusse per una fila di sale gialle, di sale azzurre, di sale rosse — fino alla sala bianca ed oro dove la Regina l'avrebbe ricevuta.
Quasi subito la porta si aprì e la Sovrana entrò. Aveva la veste ancora più semplice e la voce ancora più dolce della sua dama d'onore, e mosse sorridendo incontro alla figurina, timida, sotto l'immenso cappello piumato. Allora Nancy dimenticò la riverenza imparata e il saluto tante volte ripetuto. Fissando gli occhi timorosi e infantili sulla bionda e clemente visione, con un piccolo singhiozzo, afferrò e strinse al cuore la mano bianca che si porgeva a lei.
La Regina d'un tratto si chinò verso di lei e la baciò.
... Era tardi, quasi buio, quando Nancy, pallidetta e trasognata, tornò dove l'aspettavano sua madre, sua zia e sua cugina. Queste terminavano appunto un nervoso rinfresco di dolci e vini, con un gentiluomo in divisa in piedi presso a loro, e due lacchè incipriati che le servivano. Tutte e tre si alzarono quando Nancy apparve, mettendosi affrettatamente i boa; e se ne andarono, scortate e riverite dal gentiluomo in uniforme, che — disse la zia Carlotta — « era probabilmente il Duca d'Aosta ». Un altro lacchè incipriato le condusse sino alla carrozza reale, che aspettava per ricondurle all'albergo.