— Non ha sete! Oh guarda guarda!... non ha sete! Ma io sì che ho sete! — esclamò, chinandosi vivamente verso di lei.
Neversol, senza alzarsi, allungò di scatto il pugno chiuso e lo colpì in pieno stomaco.
— Réservé! — osservò laconicamente.
L'altro aveva indietreggiato rovesciando parte della bevanda opalina sul tappeto.
— All right, — disse con una smorfia. Indi lanciò uno sguardo anche su Leslie, verso la quale si chinava Totò col braccio allungato dietro di lei sullo schienale del divano.
— All right, — ripetè; e tornò al suo posto in fondo alla sala accanto a Lady Randolph.
Questa aveva preso in grembo il gatto e con un dito ne sollevava la palpebre e ne esaminava le pupille.
— Ecco! — disse d'improvviso.
E come il gatto subitamente faceva l'atto di saltarle alla faccia, ella lo gettò per terra spingendolo lontano da sè.
Ora la bestia sotto l'influenza dell'ipnotico era in preda ad allucinazioni: fissava un punto della sala cogli occhi fosforescenti e il pelo irto; indi di scatto si lanciava addosso a una imaginaria preda. Rincorreva, balzando in qua e in là, una turba di topi invisibili; poi d'improvviso sostava immobile, impietrito!... D'un tratto, come se qualcuno lo afferrasse per la coda, si volgeva frenetico d'ira, scoprendo i denti in un ghigno selvaggio; roteava su sè stesso come una trottola.... poi irrigidito, teso, silenzioso, fissando un angolo colle saettanti pupille verdi, si avanzava lento, subdolo, strisciando sulla pancia, come una pantera che insegua nella jungla un nemico.