Colle mani strette alle tempia cercava di ragionare.

Aveva paura. Ma di che cosa?... L'oscura prescienza di un orrore ignoto le pareva più terribile di ogni altro terrore.

Aveva paura. Paura di questa gente. Ma perchè?

Non erano forse persone come tutte le altre? Persone ricche, persone vestite bene, persone affabili e sorridenti? Non erano già dei ladri che s'incontrano di notte per la strada, non già dei criminali feroci, o dei malati il cui contatto è letale.... Di che cosa, di che cosa dunque aveva essa questa paura insensata, frenetica?

Con tonante voce, l'Istinto, l'oscura guida, le rispose:

Fuggi!

Fuggire! Sì, sì! fuggire! Prendere Leslie, chiuderla nelle sue braccia, trascinarla via!... Via? Dove? di notte, in questa immensa terribile città sconosciuta? Non importa! Via! via! nel buio, nella notte, nell'ignoto, ma via di qui.

Dabbasso qualcuno si era rimesso al pianoforte e suonava una gioconda barcarola di Schumann. Quella musica calmò per un attimo l'agitazione di Myosotis.

— Mio Dio! — pensò essa, — non è possibile che questa gente ci voglia trattenere contro la nostra volontà!... voglia obbligarci a restare per forza....

Pur mentre lo pensava cominciava a dubitarne.... e il terrore la riprese più forte.