Fuggite! fuggite, — urlava il cieco Istinto, — ponetevi in salvo! Gettatevi entrambe dall'alto di quel ponte sopra le nere acque del Tamigi.... Questo è ancora salvarvi!

Ma come fuggire? Myosotis sentì che bisognava chiamar gente, invocare un aiuto dal di fuori.

Traversò precipitosa la stanza e andò a una delle grandi finestre davanti a cui pendevano, risplendenti e arabescate, le tende di broccato. Le scostò. E subito Myosotis si sentì riconfortata.

Pensò: Adesso passerà gente; io chiamerò e quelli si fermeranno. — «Cosa c'è?» — Venite, venite!... Salvateci! — «Salvarvi? Da chi? Da che cosa?»

E come avrebb'ella risposto?

Non importa. Bisognava aprire e chiamar gente.

Ma ecco che, scostata la tenda, si avvide che la finestra era saldamente chiusa da un'imposta, un'imposta quale Myosotis non ne aveva mai vedute; tutta d'un pezzo e interamente ricoperta da una spesso strato di feltro. Ella non vedeva nè come era chiusa, nè dove ne era il serrame. Cercò di scuotere l'imposta.... vi battè col pugno con quanta forza aveva, ma la sua mano cadeva senza alcun suono sulla spessa superficie felpata.

Myosotis si sentì mancare. Ma dunque.... erano veramente prigioniere, lei e Leslie! Ma dunque in questa camera, anche se avessero gridato e strepitato, nessuno dal di fuori le avrebbe udite? Nessuno sarebbe venuto in loro soccorso?

Fremendo, gemendo, mordendosi i pugni Myosotis corse all'altra finestra: era chiusa nello stesso modo. Allora si slanciò nella camera attigua — la camera color di rosa, la camera di Leslie....

E anche qui, dietro le tende di raso bianco a fiorami rosa, vi era la grande imposta ricoperta di feltro ed ermeticamente chiusa.