No. Tra le palpebre semiabbassate, le pallide iridi celesti guardavano Myosotis; la guardavano, senza luce, senza espressione.

Misericordioso Iddio! che cosa avevano fatto a Leslie?

Myosotis la chiamò per nome; ma quelle iridi pallide, quelle pupille velate non ebbero un tremito.

Fu Lady Randolph che rispose. Sollevandosi dai cuscini disse con voce aspra a Myosotis: — Lasciatela stare. È stanca. — E col suo braccio nudo e profumato cinse il collo della fanciulletta. A Myosotis parve di vedere la sorellina chiusa nelle spire di una mostruosa serpe bianca.

Si guardò intorno, frenetica; sentiva d'impazzire. Incontrò lo sguardo dell'uomo grigio, seduto sul divano dall'altro lato di Leslie; vide Totò al pianoforte colla testa rovesciata all'indietro che suonava come un sonnambulo, con un vago sorriso sulle labbra; e, chino sopra di lui, l'uomo dai capelli rossi che canticchiava.

E laggiù, fermo sulla porta, stava Neversol.

Allora nacque in lei l'astuzia, l'astuzia femminile.

Fissando lo sguardo su Neversol, tornò rapida e tremante a lui e gli toccò la mano con una lieve carezza della sua piccola mano diaccia.

— Chiamate Lady Randolph! — sussurrò. — Allontanatela da mia sorella.... ch'io possa parlarle....

Neversol le affondò negli occhi le sue cupe pupille.