Ma in quell'istante un grido, un grido stridente, acutissimo risuonò per la casa.
Era la voce di Leslie. Il cuore di Myosotis si fermò.
Con un balzo fu fuori della stanza e nel corridoio e giù per la scala. Ma più di lei fu rapido Neversol; la raggiunse sul pianerottolo e con una ferrea stretta sul braccio la fermò.
— Lasciate stare.... — diss'egli, ansando un poco, — lasciate stare!... Ormai.... è inutile!
Myosotis lo fissò sbalordita, con gli occhi sbarrati, colla bocca aperta.... non poteva parlare....
— Andiamo! tornate su, — disse lui, spingendola davanti a sè e forzandola a risalire qualche gradino.
Myosotis parve ubbidire, indi con uno strappo subitaneo che sembrava doverle rompere il braccio, si svincolò da lui e balzò giù per la scalinata. Come una freccia traversò l'anticamera, la sala da pranzo, e spalancò l'uscio del salone. Vide subito Leslie, seduta sul divano accanto a Lady Randolph.
Era appoggiata indietro tra i cuscini e aveva gli occhi socchiusi. La piccola bocca rosea era semiaperta, e il suo viso non esprimeva nè terrore nè angoscia. Myosotis vide che intorno alle narici e sulle labbra aveva qualche traccia di polvere bianca.
Perchè aveva gridato? E che cosa le avevano fatto per calmarla così? Myosotis rimase un istante immobile accanto all'uscio; poi s'avviò trepida verso la sorella fissando in quel viso di bambina assonnata i suoi sguardi esterrefatti.
Dormiva, Leslie? Dormiva?...