Allora ritraversò l'anticamera e cadde a ginocchi davanti a quella donna. Senza pronunciare una parola — per paura che la udissero! — la implorò, la scongiurò, afferrandole le mani, premendosele al cuore, agli occhi, alle labbra.... muta invocò Iddio e i Santi a commuoverla, a toccarle l'anima....
Ed ecco che alfine, rigida, sonnambulesca, quasi mossa da una forza superiore al suo volere, quella donna si alzò.
Andò alla porta. Colle mani esperte e silenziose premette, sospinse, girò....
La porta era aperta!
XXXI.
Fuori, fuori.... libera, nel buio, nella nebbia.... Fuori a cercare aiuto e salvezza per Leslie!
Come una freccia, come un razzo, Myosotis si lanciò per le vie deserte e silenziose, tremando di essere inseguita, credendo ad ogni istante di sentirsi afferrata, fermata, trascinata indietro....
Giù per una via, su per un'altra, ansando, tremando, barcollando, coi denti che le battevano, col sangue che le rombava nelle orecchie.... via!.... via, a cercare soccorso, soccorso per Leslie.
Ma una strada dopo l'altra era buia e deserta, una piazza come l'altra era nebulosa e silente in quel quartiere remoto ed eccentrico di Londra. Grigio su grigio, ombra su ombra, tutto svaniva e si dissolveva in un fosco e opaco lividore.
Allora Myosotis gridò, chiamò, strillò. Il suo terrore la rendeva afona: la nebbia avviluppava e smorzava la sua voce come una coltre di flanella umida e densa.