Stette un attimo così, immobile, senza respiro. Indi abbassò le braccia e le tese davanti a sè nella luce abbagliante di quel sole estivo. Il terrore lo fulminò.
Sull'avambraccio destro v'era una macchia rossastra, leggermente saliente. Più su, vicino alla spalla, ve n'era un'altra. Sul braccio sinistro.... Sì! sopra la piegatura del gomito, una piccola placca rossa e granulata....
Una nausea profonda gli chiuse la gola. Indi con un ruggito di belva si abbattè, colla fronte in terra.
·······
Il dottor Harding ne ebbe notizia per qualche anno ancora.
Vital errava per il mondo portando con sè la sua disperazione. Harding ne riceveva delle lettere che lo facevano rabbrividire d'orrore e di pietà.
«Se tu sapessi che cosa vuol dire assistere con mente chiara alla propria putrefazione!... Non mi lascio vedere dai dottori per paura che mi mandino alla Lebbroseria, a Hendela.
«Tu, tu che sei medico, studia, trova, inventa!... Per Dio! ci sarà pure un rimedio! Ancora sono nei primi stadi.... Trova! Cerca! Inventa!».
E un anno dopo:
«Fa presto! fa presto! Aiutami! Faccio già spavento a chi mi vede. Non ho più sopracciglia; ho dei noduli sulla fronte, sulle narici, sui lobi delle orecchie. Ho le mani difformi; le dita mi si ricurvano come artigli....».