«Sapete che cos'è Leslie per noi? È tutta la nostra vita. Noi tre esistiamo — papà, Jessie ed io — per la piccola Leslie soltanto. Quando parliamo di lei non diciamo neppure il suo nome. Diciamo: «Dov'è?... Cosa fa?...» È sottinteso che si parla sempre di lei.

«Ella cresce e fiorisce così pura, così radiosa e traslucente, così lattea e luminosa, da parer quasi evanescente.... E noi pensiamo: Non è possibile che sia nostra, proprio nostra, una creatura così eterea, così vaporosa!... E non si osa mai dirle il bene che le si vuole. Non so perchè.... come per una specie di timidezza.

«D'altronde, come dirglielo? Come andare da lei a dirle: — Leslie! Io ti amo tanto che vorrei morire per te? — Che impressione le farebbe? Rimarrebbe spaurita, sbigottita.... non comprenderebbe....

«Già, queste cose non si dicono mai alla gente colla quale si vive. Una specie di pudore vi trattiene, vi disperde sulle labbra le parole troppo dolci, le espressioni troppo appassionate.... E così si vive insieme, e l'uno non sa che cosa l'altro abbia nel cuore.

«La piccola Leslie non saprà mai che noi tre — noi tre così diversi: il papà, la vecchia Jessie ed io — l'abbiamo amata con questo indicibile, questo struggente e doloroso amore.

«Io penso che un giorno, quando saremo più vecchie, troverò il coraggio di dirglielo; ma so che mai, mai, troverò le parole che glielo potranno esprimere, che le potranno far comprendere quest'atmosfera di tremante, trepida adorazione che ha circondato la sua puerizia.

«.... Zia Marianna, essa è qui, accanto a me, mentre vi scrivo queste cose. È sdraiata nella poltroncina a dondolo, cogli occhi chiusi; è ancora debole dalla recente malattia; sulle sue guancie pallide come un petalo d'eglantina le sue ciglie lunghe e bionde mettono una lieve ombra semilunare, e una delle sue mani — così piccoletta e infantile! — pende dal bracciolo, a pochi centimetri da me.

«Che voglia ho io di chinare la faccia e di baciargliela, quella piccola mano inerte! Potrei farlo; ne ho il diritto; è la mia sorellina.... che ci sarebbe di strano? Ma non oso; no; sono timida davanti a quel visetto soave, a quei chiusi occhi.... E il bacio ch'è già suo, non glielo dò.

«Dove vanno, zia Marianna, i baci non dati? I baci creati nel pensiero, fioriti sulle labbra e non giunti al loro destino?...

«Dove vanno, zia Marianna, i baci non dati?»