Frattanto Miss Jones aveva ritrovato la favella.
— Ma come, — esclamava stupita, — è lei la persona che firma «zia Marianna?» Ma è possibile!... E come fa lei, un uomo, a intendersi di fronzoli e di fiocchi, di regole d'etichetta e di cosmetici?
Egli cessò di guardare Myosotis e si volse con cortesia verso Miss Jones. — Voglia accomodarsi, signora. — E additava una poltrona accanto al suo scrittoio; indi andò a prendere dal vano della finestra una seggiola e l'offerse a Myosotis. — La prego.... segga.
La fanciulla obbedì, come in sogno.
E come in sogno contemplò quell'uomo, alto, largo di spalle, dai folti, capelli ricciuti e un po' grigi, la fronte alta e sbarrata dalle sopracciglia dritte e nere come una spennellata d'inchiostro della china; e sotto a quelle nerissime sopracciglia due occhi chiari, infossati, taglienti....
Myosotis non udì nulla di ciò che Miss Jones gli diceva; la udì che rideva d'un riso un po' stridulo e affettato; finalmente vide che si alzava, che quell'uomo si alzava anch'egli; allora come un'automa ella pure si alzò. L'uomo le si avvicinò e chinando il capo dalla sua grande altezza le parlò.
— Lei deve perdonarmi — disse. — È da vent'anni che faccio la «zia Marianna», e, al principio, rispondendo alle sue lettere non pensavo affatto all'inganno. Poi le sue lettere mi piacquero tanto che.... non volevo che cessassero. Mi comprende? Mi perdona?
Ella non potè alzare gli occhi nè rispondere. Finalmente trovò un filo di voce per dire sommesso, con amaro rimprovero:
— Quella fotografia!...
Egli si avvicinò d'un passo. — È la fotografia di mia madre, — disse.